Dai 42.000mt ai 3000siepi
La vita non ha senso a priori. Prima che voi la viviate, la vita di per sé non è nulla; sta a voi darle un senso, e il valore non è altro che il senso che sceglierete Sartre, Jean-Paul L'esistenzialismo è un umanismo, Mursia, s.d., p. 104.



sabato 11 ottobre 2014

Da R2 di Repubblica

R2 Club
LUI& LEI
E sulla scalinata di Rocky Balboa il maschio scoppia
GUIA SONCINI
NON è vero che l’essere umano femmina non capisce lo sport.
Certo, al quarto giorno di discussioni su Juve-Roma si è messa a strillare 
che se l’essere umano maschio non cambiava argomento lei se ne andava 
di casa senza neanche dirgli in che cassetto stessero i calzini puliti, 
e poi voleva vederlo a cavarsela da solo 
(lui ha smesso immediatamente di parlare dell’annosa questione
dell’arbitraggio: già si vedeva arrivare in ufficio senza calzini).
Ma ha una solida preparazione sportiva teorica, ottenuta negli anni 
di formazione. 
Sa tutto dei sacrifici, della sofferenza, del riscatto, della fatica.
L’essere umano femmina, mentre l’essere umano maschio leggeva Tex, 
guardava Mimì e le ragazze della pallavolo. È inutile tentare di spiegare 
all’essere umano maschio che Mimì, eroica, lottava contro i fantasmi 
del passato (l’allieva morta! la chiusura della squadra!) e contro le torture 
dell’allenatore.
Quel bruto la faceva sì diventare una campionessa, ma passando attraverso 
una stagione del terrore: le faceva sanguinare i polsi e altre mostruosità
per le quali oggi il cartone animato verrebbe denunciato da un’infinità 
di associazioni di genitori.
È inutile spiegarglielo, perché l’essere umano maschio non si è mai ripreso 
da quella prima visione di Rocky, da piccino.
Quella sì che era una storia temprante, altro che ferite ai polsi e sport da
femminucce, vuoi mettere la catarsi di farsi stendere di cazzotti. 
Alla prima gita negli Stati Uniti, l’essere umano maschio vorrà andare
 a Philadelphia e fare di corsa la scalinata che faceva Rocky Balboa.
L’essere umano femmina, vergognandosi moltissimo, acconsentirà a 
fischiettare la musichetta d’accompagnamento. 
A metà scalinata, a lui mancherà il fiato e si accascerà. 
Per fortuna prima di partire hanno fatto un’assicurazione sanitaria.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

venerdì 10 ottobre 2014

da Repubblica

 L’amaca
MICHELE SERRA
«LE stragi sono state progettate all'interno delle istituzioni», twitta Sabina 
Guzzanti.
Considerata la storia italiana, è possibile e forse addirittura probabile. 
Anche se quel termine, «istituzioni», nella sua comoda genericità, dice 
tutto e niente, e autorizza a credere che i palazzi della Repubblica siano stati 
solo un covo di felloni, di collusi e di stragisti. 
Mentre erano e sono popolate, “le istituzioni”, anche da servitori del bene
pubblico, ed è soprattutto nel corpo delle “istituzioni” (magistrati, politici, 
forze dell'ordine) che la mafia ha scelto le vittime della sua mattanza 
legicida e liberticida. 
A parte questo: perfino Pasolini, che era Pasolini, quando scrisse 
«io so chi è responsabile delle stragi», accusando la Democrazia Cristiana, 
aggiunse di non avere alcuna prova, se non la sua disperata e arbitraria 
luce intellettuale. Non intentava processi, non agitava faldoni o dossier, 
non chiamava in giudizio, non sollecitava testimonianze, non convocava 
meeting o sit-in. 
Guardava alla vita politica con feroce distacco, e di ogni dolorosa intuizione
di una verità che a lui pareva oscena si fece testimone in proprio, 
fino a consumare la propria vita. 
Esiste un discrimine netto (di linguaggio, di pensiero, di animo) tra l'arte e 
l'agitazione politica. 
Perderlo di vista significa rischiare di perdere, in un colpo solo, 
e l'arte e la politica.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

giovedì 9 ottobre 2014